05 luglio 2012

Overland africano nel 1960

Un vero spettacolo, il pullmino Volkswagen con cui due fratelli residenti nell'allora Rhodesia, Ivor e Raymond, decisero di partire alla volta di Londra: Overland, appunto. Via terra. Come? Sì, certo, volete conoscere il loro percorso: eccolo 
La loro storia è raccontata QUI in un articolo in inglese della rivista "Drive Out". 

"More than fifty years ago, two brothers living in what was Southern Rhodesia planned a trip to London. They bought a Kombi, fitted a roof rack, bed and a Primus to it and drove straight across Africa. In the Sahara, they got stuck more times than they could count"




Beh, in questo caso ad essersi impanatanata (nel Sahara) è un'altra macchina di avventurieri: i pionieri dei moderni Overland. Ecco l'itinerario pianificato:


Planned itinerary

 •Southern Rhodesia (Zimbabwe): Bulawayo, Salisbury (Harare), Bulawayo, Victoria Falls;
 •Northern Rhodesia (Zambia): Lusaka, Kapiri Mposhi, Ndola, Kitwe; 
•Belgian Congo (Democratic Republic of Congo): Élisabethville (Lubumbashi), Jadotville (Likasi), Bukavu, 
•Stanleyville (Kisangani);
 •French Equatorial Africa (Central African Republic): Bangassou; 
•Chad: N’Djamena, Lake Chad;
 •Cameroon: Guélendeng, Mandelia; and
 •Nigeria: Maiduguri, Kano.
 •French West Africa (Niger and Burkina Faso): Madaoua, Gao
 •Algeria: Reggan, Adrar, Colomb-Bechar
 •Morocco: Meknes, Tangier

26 giugno 2012

"Palle di Carta" e l'arte di arrangiarsi


di Carlo Martinelli

Una camionata di notizie utili, curiosità,  istruzioni per l’uso. Una camionata buona per coloro (ce ne sono, eccome: il viaggio e il turismo non sono fatti solo di villaggi vacanza o alberghi a tutto comfort) che decidono di girare il mondo a bordo di un camion. Sì, perché al di là di quelli arancioni resi famosi da una fortunata serie tivù, esiste tutto un brulicare di compagnie turistiche che mandano in giro per il mondo – dal Borneo all’Africa, dal Botswana ad Otavalo – i loro clienti a bordo di questi bestioni. Si dovrebbe dire trucks, giacché l’inglese è la lingua ufficiale del pianeta overland, come ben presto scopre il profano che si avventura – per uscirne ammirato, informato e magari, perché no, con il ghiribizzo di provare simili – dalle pagine di una  guida che è molto più di una  semplice guida. Si intitola Avventura Overland, l’ha scritta Paolo Cagnan, bolzanino,  caporedattore all’Alto Adige, oltre che firma del’Espresso, e che, soprattutto, di questi viaggi ne ha fatti, eccome. L’editore è Gremese, 221 le pagine, 16,90 euro il prezzo.

Io e "Martinez" (a destra) a una presentazione
Paolo Cagnan si è divertito a trasformare la sua esperienza in un manuale condito persino da una sana ironia: tra le 30 faq che puntigliosamente elenca anche un esistenziale “cosa ci si aspetta da me?” e nella sezione “cosa portare” una avvertenza minacciosa: la qualità della carta igienica che i turisti avventurieri da overland trovano in giro per il mondo “è infinitamente inferiore a quella di casa vostra”. Nessun dubbio, comunque: questa è guida di rara completezza. Non stupisce dunque che sia balzata al primo posto della classifica dei libri più venduti, sezione guide. Ogni riga, ogni foto, ogni informazione racconta di una passione vera e di una documentazione certosina. Insomma, chi volesse sapere tutto – trucchi e segreti compresi – su come spostarsi dentro paesaggi e panorami mozzafiato, a bordo di camion militari riadattati, dormendo in tenda e coltivando l’arte di arrangiarsi, qui trova quel che cerca. 

leggi QUI il blog "Palle di Carta" con la recensione completa

20 giugno 2012

Nomad "sforna" sei nuovi trucks

Ai profani i camion Overland sembreranno tutti più o meno uguali, ma non è così...


Questo ad esempio è un vecchio camion di Nomad, compagnia inglese con sede nel Somerset e base logistica a Cape Town: è stata fondata nel 1998 e possiede una flotta di 40 camion e 120 dipendenti. Lavora solo in Africa (Sudafrica, Namibia, Botswana, Zimbabwe, Zambia, Malawi, Tanzania e Kenya), con una trentina di partenze ogni mese. Il viaggio più lungo – “Best of Africa” - è di 56 giorni. Età media dei passeggeri: 30 anni.
Comunque, dicevamo: Nomad sta allestendo sei nuovi camion, tipo questo:

Come spiega Nomad sul suo sito, the new trucks will be fitted with (as per our current trucks):
  • Sabs approved seatbelts
  • Charging facilities for cameras, cellphones and notebooks.
  • PA systems to enable better communication from the guides.
  • 218 hp engines that have a governed top speed of 100km/h.
  • Ipod jacks for music and our trucks are issued with pre loaded music on USB devices.
  • Long range fuel tanks that minimise delays due to fueling requirements.
  • All of our trucks are SABS (South African Bureau of Standards) approved designs – a fact almost no companies can claim.
  • Individual lockers (there are a handful of original design trucks which don't have individual lockers)
  • Freezer, awning, cookers, bullbar, windscreen guards, sports equipment, reference books, novels and magazines as well as music and two spare tyres.
  • Tents, chairs and mattresses (manufactured by Nomad to ensure quality and durability).
  • Trestle tables for a more pleasant dining experience.
  • Clients on camping tours receive a quality sleeping mat of approx. 10cm thickness.

Sul sito di Nomad, molte immagini come questa sopra: documentano il work in progress, la costruzione ex novo di un camion Overland di nuova generazione, dallo scheletro agli allestimenti. Tutte le foto si possono trovare QUI




16 giugno 2012

Vocabolario Overland: cos'è la kitty?


Dragoman Overland, Trans-Sahara, somewhere in Morocco

La kitty è quella che gli amici di “Avventure nel mondo” definiscono tradizionalmente “Cassa comune in corso di viaggio”. Qualcuno potrà forse smentirmi ma, per quanto mi riguarda, è solo un bieco quanto banale tentativo di mascherare il prezzo finale di un viaggio, frazionandolo e a volte confondendo ulteriormente le idee: ad esempio, indicando il costo-base in dollari o sterline e la kitty in euro. Chiamata anche local payment, ovvero pagamento in loco, è un ammontare più o meno fisso che viene consegnato al trip leader il giorno della partenza (rigorosamente in contanti) e che serve a comprare il cibo, oltre che ad affittare barche o jeep, pagare gli ingressi nei parchi etc. 
Si tratta perlopiù di costi fissi, ma allora perché non è tutto compreso nel prezzo generale? Risposta: per convincervi che il tutto costi meno, o forse per dare l’idea che ci sia sempre un ampio margine di imprevedibilità che agli Overlander piace molto e non li fa sentire come i clienti di un qualunque tour operator del genere “all inclusive”. 
La kitty media di un viaggio di due settimane in Africa si aggira sui 300 dollari, ma molto dipende dalle attività incluse nel prezzo-base. 
Ps: alcune compagnie come la Exodus hanno di recente eliminato la kitty, pare a seguito delle lamentele (eufemisticamente indicate come feedback) dei propri clienti.

11 giugno 2012

Classifiche Hoepli, Avventura Overland è prima!

Giuro che non le ho comprate tutte io - forse avevano in conto deposito qualche copia e l'hanno venduta. O forse in questo periodo le guide tradizionali non vanno tanto. O forse il distributore delle Lonely Planet ha bucato in autostrada...

O forse... Vabbè, godiamoci questo breve istante di popolarità. Purtroppo molti faranno confusione con gli Overland di Beppe Tenti, ma questo l'avevo messo nel conto sin dall'inizio. Piuttosto... guardate qui sotto


Queste sono le celeberrime dune di Sossusvlei (o Sossus Vlei) nel deserto del Namib meridionale, in Namibia. Il nome viene usato normalmente in senso esteso per indicare tutta l'area circostante, che rappresenta la più celebre località del Namib-Naukluft National Park ed è la principale meta turistica della Namibia. La notte, qui, fa un freddo cane. Ci si alza quando è ancora buio, per vedere l'alba sulla mitica Dune 45. Un po' troppo affollata, è vero. Ma poi ci si distribuisce qua e là, e in breve l'atmosfera torna magica. Questa foto l'ho fatta io, e i colori sono proprio questi. Poi il sole si alza e cancella le ombre, e tutto diventa piatto e caldo, insopportabilmente caldo. Ma correre giù a perdifiato a piedi scalzi e a grandi balzi è semplicemente stupendo. Non troppo lontano da qui, a Svakopmund, ci si può buttare giù dalle dune su una tavola di compensato che fila giù come un missile. Sandboarding, si chiama. Ma ne parliamo un'altra volta...

06 giugno 2012

Altro che "Latinamericana" del Che


175 days between Manaus and Cartagena or vice versa...


To travel to the Andes and miss Colombia is a real shame. Some of the most beautiful Andes scenery is in Colombia and it is an amazing country to visit. Of course Ecuador, Peru, Bolivia, Argentina and Chile are also spectacular and so we suggest you need to see them all, or as many as you can manage. Between the months of September and March it is possible to travel to the very tip of South America, through the staggering beautiful fjord lands and amazing national parks of Chile and Argentina and through the stark but stunning beauty of Patagonia. Experience the wilderness of Torres del Paine, the grandeur of the Moreno Glacier and the bleakness of Tierra del Fuego. Add in a river boat journey along the Amazon River and you have an amazing trip.


Battello sul Rio Negro verso Xicuaù, 18 ore da Belem
Volete farvi un giretto per l'America Latina: solo solo 175 giorni, dopo tutto: meno di mesi mesi. E potete anche scegliere se partire da Manaus, nel cuore dell'Amazzonia brasiliana o da Cartagena, il cuore pulsante della Colombia coloniale. CLICCANDO QUI potete vedere il programma ufficiale del viaggio organizzato da Dragoman. Costa di base sui 7.900 euro, più quasi 6.000 dollari di kitty. Prossima partenza, il 31 dicembre. Realisticamente, sono 13 mila euro compresi i voli, da e per. Non poco, ma potreste anche farne solo un pezzo, magari tra le due e le quattro settimane...

05 giugno 2012

Io, una donna alla guida di un Overland


di Nikki Hall

Nel 1996, a ventotto anni, mi sono stancata della mia banale vita in Inghilterra. Lavorare duro come Senior Sales Consultant mi aveva ricompensato con una casa, un solido conto in banca e una buona vita sociale, ma mi mancavano le sfide eccitanti.

Unica donna dei cinque trainee, ho iniziato a chiedermi chi me l’aveva fatto fare, quando ci hanno chiesto di smontare motori per poi riassemblarli. I ragazzi, ovviamente, hanno dimostrato una fastidiosa (per me) attitudine alla meccanica, ma sono stati pazienti con me, quando si è trattato d’imparare faticosamente bagattelle come il cambio dell’olio, le riparazioni dei guasti e simili altre amenità. Ho tenuto duro, però: se un giorno fossi riuscita ad avere il mio camion nei luoghi selvaggi d’Africa, cazzo, sarei stata capace di aggiustare qualunque cosa. In cambio, ai maschietti ho spiegato come districarsi in cucina. O meglio, come preparare un cibo saporito per 35 persone, senza budget e buste di alimenti liofilizzati. Alla fine ce l’ho fatta, ho conseguito la patente per i camion e ho frequentato un corso di pronto soccorso davvero speciale, dai morsi di serpenti velenosissimi alle ferite da mine antiuomo, dai colpi di caldo alle malattie tropicali.

Dopo sei mesi, è finalmente giunta lora del mio primo viaggio come trainee: dal Nepal a Londra. Ovvero, tre mesi e mezzo e ventimila chilometri per imparare tutto il necessario su percorsi, paesi, lingue, religioni, popolazioni e, ovviamente, le dinamiche di gruppo. Impressionante, il contrasto tra lavere ogni genere di oggetti e strumenti al lavoro in Inghilterra, e il doversi arrangiare come autista di Overland. Ho anche dovuto ammettere quanto poco io in realtà sapessi di meccanica, malgrado le lezioni in patria. Ogni volta che qualcosa andava storto, il problema principale era capireil perché. Una volta identificato il problema, il più era fatto. Unincipale era capire.lgrado le lezioni in patria.a di Overland. la dinamica rumore martellante, tanto per dirne una, può essere migliaia di cose. Ho imparato a non perdermi danimo, prendendomi le mie responsabilità.

In quanto all’essere una donna, ho capito ben presto di avere un qualche vantaggio, a patto di sapermelo giocare. Non capita spesso, di vedere donne occidentali alla guida di pesanti camion in regioni remote, come il nord del Pakistan. In molti posti, sono stata accolta con gli onori riservati a leader politici o militari. Bombardata di domande sul mio stato civile, l’età, il numero di figli etc, spesso me la sono cavata meglio dei maschietti. Ai posti di blocco, ho sempre sfruttato il fattore sorpresa: loro mi guardavano a bocca aperta, io sorridevo e passavo.

Una volta, in Malawi, siamo rimasti bloccati nel fango per quattro giorni, col camion pericolosamente inclinato e sotto una tempesta tropicale incessante. Uomini e donne dai villaggi vicini sono arrivati per aiutarci a uscire da quella situazione. I maschi trovavano molto divertente il fatto di prendere ordini da una donna in una situazione come quella, mentre le donne volevano a tutti i costi mostrarmi i loro figli. In caso di guasti, ho conosciuto pochi maschi capaci di restare a guardare una donna mentre aggiusta un motore. Un uomo che ti toglie di mano una chiave inglese e ti fa segno di lasciare fare a lui, beh, è un mezzo insulto: dovevo dimostrare di sapermela cavare.

Ma a volte, l’essere donna è una grande scocciatura. Uno svantaggio. In India, ci siamo fermati per pranzo e come al solito siamo stati circondati da una folla di curiosi. Tra loro c’era anche un uomo seminudo e dall’aria selvaggia. Beh, quello a un certo punto mi è saltato addosso, mi ha caricato sulle sue spalle e se non mi avessero salvato i passeggeri, chissà che fine avrei fatto. In Pakistan, l’autista di un camion ha continuato a zigzagare per chilometri impedendomi di sorpassarlo, non appena si è accorto che ero una donna. In Iran, spesso non mi è stato permesso di rivolgermi direttamente agli uomini, malgrado fossi completamente intabarrata in un vestito nero. Dovevo riferire ad un passeggero, quello parlava all’iraniano che gli rispondeva, e via di questo passo; oppure dovevo aspettare che gli uomini bevessero il the. O ancora, molte volte mi presentavano conti salatissimi perché pensavano che io, in quanto donna, avrei pagato senza fiatare, perché contrattare non mi era concesso. Sapete una cosa? Me ne sono fregata.

Dopo un po’, senti il bisogno di staccare. Ma è come una droga: devi tornare sui tuoi passi. Ve lo immaginate, cosa si prova a guidare un pesantissimo camion attraverso i luoghi selvaggi d’Africa o Asia? E poi, l’avere appreso così tante nozioni di meccanica per sprecarle su un’utilitaria nel traffico cittadino… 
Dov’è il divertimento?

(*) leggi l'originale in inglese: RoadMama:MyLifeasanOverlandTruckDriver